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"IMPARIAMO A GUARDARE IL MONDO CON GLI OCCHI DI FRANCESCO"   versione testuale

Il segretario di Sua Santità cardinale Parolin celebra la messa del Perdono


ASSISI – Nel 2016 Papa Francesco, quest’anno il suo segretario cardinale Pietro Parolin che ha presieduto mercoledì mattina la solenne celebrazione di chiusura del Giubileo. Durante l’omelia ha ricordato come San Francesco “raggiante per aver ottenuto da Papa Onorio III la concessione dell’indulgenza (…), non trattenne la gioia ed esclamò: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso. Parole - ha proseguito - che ci dicono anche la missione fondamentale della Chiesa, quella di favorire l’incontro tra Dio e gli esseri umani, di costruire solidi ponti tra Cielo e Terra, di mostrare una via di salvezza offerta a tutti e non riservata a piccoli gruppi di dotti e sapienti”.
Il porporato ha legato i piccoli spazi della Porziuncola, della Grotta di Betlemme e della Santa Casa di Nazaret, a dimostrazione che “l’infinita misericordia divina si manifesta in uno spazio delimitato. Dio (…) utilizza canali di umiltà, scegliendo luoghi periferici e segni delicati”. Citando Papa Francesco nella sua lettera a monsignor Sorrentino in occasione dell’inaugurazione del Santuario della Spogliazione, ricorda inoltre come “l’Onnipotenza, in qualche modo, si eclissa, affinché la gloria del Verbo fatto carne si esprima soprattutto nell’amore e nella misericordia” (16 aprile 2017)”.
Attraverso alcune domande, usate poi come fossero un paradosso, il card. Parolin spiega il motivo per cui Dio sceglie i più piccoli per i Suoi immensi disegni: “Solo l’essenza di Dio, che è amore, può spiegare questo movimento del Creatore dall’alto al basso, questo farsi piccolo, debole e dipendente dalle cure umane. Come non prorompere nell’inno di giubilo e magnificare il Signore per quanto Egli compie? Come non gioire per una bontà che non si limita a contemplare sé stessa, ma vuole diffondersi e donarsi? Che accetta - per amore - di essere ferita, rifiutata, inchiodata ad una croce?”. Il porporato mette poi in guardia dalle derive di questo nostro secolo in cui “non siamo aiutati a comprendere che, inseguendo soltanto realizzazioni terrene, si andrà incontro ad amare sconfitte. Non è scontato capire che occorre rivolgersi a Dio, (…) Risulta complicato far spazio al pensiero su Dio, sulla Chiesa, sul fiume di grazia offerto dai sacramenti, sull’importanza di custodire la Parola di Dio per non compiere scelte distruttrici della comunione delle famiglie, di quella delle parrocchie o degli ambienti di lavoro”. Volge al termine il cardinale di Stato ha esortato tutti a “cogliere l’invito che nasce dalla festa odierna da questo santo luogo, dall’esempio e la vita di San Francesco e dalle parole del Magnificat”, a guardare con occhi nuovi la realtà”.
 
In allegato l'omelia del cardinale Parolin
 
 





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