Omelia del Vescovo Sorrentino – Santa Messa nella Notte di Natale, Cattedrale di San Rufino 24 dicembre 2025

24-12-2025

Omelia Santa Messa della Notte nella Solennità del Natale del Signore

 

Notte di luce.

Il racconto di Betlemme trasfigura una nascita, una tra le tante, in una sorgente luminosa.

Era stato preannunciato: “verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge”.

Gesù, il Salvatore, è luce.

Luce che brilla nella notte del mondo.

Luce che si fa strada nella notte del cuore.

Ha solo bisogno che non le facciamo ostacolo.

Tentazione sempre in agguato.

L’evangelista Giovanni lo dice a chiare lettere:

“La luce risplende nelle tenebre,

ma le tenebre non l’hanno accolta”.

È bello che, dando sfogo al bisogno di gioia,

anche i nostri ambienti a Natale si accendano di luci.

Ma guai se ci limitassimo alle luci artificiali,

che ci nutrono di emozioni ma non ci riempiono il cuore.

La luce di Gesù è fatta per dare un senso alla nostra vita.

Per farci superare la condizione di esseri finiti

e metterci a parte dell’infinito di Dio.

San Francesco amava in modo speciale questa festa.

La volle riprodurre a Greccio inaugurando i nostri presepi.

Ma la sviluppò anche nel suo Cantico di frate Sole,

risalendo dalla fatica che in quel momento sperimentava

nel   suo corpo e nella sua anima,

fino al Sole, l’astro che ci garantisce la vita materiale, ma è anche segno di Dio.

“Messer lo frate Sole,

lo quale è iorno et allumini noi per lui,

et ello è bello, e radiante, cum grande splendore:

de te Altissimo porta significatione”.

Davanti alla grotta di Betlemme, proviamo a lasciarci

inondare dalla sua luce.

 

 

Notte di pace.

Nei racconti del Natale tutto parla di pace.

Una pace che in realtà è un germoglio, una promessa,

perché, storicamente, tutto parla di guerra.

Giuseppe e Maria si recano da Nazaret a Betlemme per un censimento ordinato da un imperatore romano, le cui legioni marciano sulla terra di Gesù come esercito di occupazione.

Gesù nasce come membro di un popolo privo di libertà.

Anche in questo Natale “nasce” per noi in un mondo,

che in tante regioni è rigato di sangue e coperto di macerie.

Dov’è la ragione ultima di tutto questo? Che cosa dice il Natale alle nostre guerre?

Esse sono l’espressione più eclatante

della guerra interiore in cui il peccato ha gettato il nostro spirito.

Lontano da Dio, siamo lontani persino da noi stessi.

Tutto si divide dentro, e per questo tutto si divide fuori,

dalle famiglie alle nazioni.

E dalla divisione al massacro la via è breve.

La notte di Betlemme viene a restituirci la pace.

Ma non lo fa con un colpo di bacchetta magica.

Ci restituisce piuttosto il segreto della pace,

il Dio fatto bambino, il Dio che si spoglia e si umilia

per farsi uno con noi.

È triste che l’appello del Papa a fermare le guerre almeno per il giorno di Natale non sia stato accolto.

Proviamo tutti a fermare la guerra, fermandola innanzitutto nel nostro cuore, per gettare un seme di pace vera intorno a noi.

 

Notte di amore.

Questo bimbo che nasce dal grembo di Maria

è’ l’Emmanuele, il “Dio con noi”.

È Dio che sposa la nostra umanità.

È Dio che viene a dirci: “ti voglio bene”.

E non altro si aspetta che gli diciamo: “Anch’io ti voglio bene”.

La sua dichiarazione di amore è portata dal canto degli angeli: Gloria a Dio nell’alto dei cieli,

e pace in terra agli uomini amati dal Signore”.

Quest’ultima versione del testo biblico è diversa da quella tradizionale: “pace agli uomini di buona volontà”.

È una traduzione più precisa, ma anche più consolante.

Mette in evidenza che Dio ci ama

a prescindere dalla nostra risposta di amore.

Prima ancora della nostra buona volontà.

Ci ama comunque.

Ci ama senza riserve e senza misura.

Come è bello sentirsi amati così!

Come è bello testimoniarselo vicendevolmente.

Abbracciandoci per gli auguri, e, possibilmente,

abbracciando qualche persona che stia in condizioni di sofferenza o di povertà,

o anche qualche persona che ci ha fatto del male e ha bisogno del nostro perdono,

proviamo ad irradiare un po’ di questo amore di Dio.

Anche il testo del passato conserva tuttavia un suo senso. Pace agli uomini di “buona volontà”.

Se siamo solo amati da Dio, ma non pieghiamo la nostra volontà al suo amore, la pace non potrà entrare nei nostri cuori. Si fermerà alla soglia.

Accostiamoci a questo Bimbo divino con cuore aperto.

Sorridiamo a lui, per sorridere a chi ci sta accanto.

Mandiamo il nostro sorriso in capo al mondo.

Il Natale è il sigillo di Dio sulla nostra fraternità. Il Natale è la festa dell’amore.