MESSA CRISMALE, MONSIGNOR ACCROCCA: “DIO È AMORE, POSSA FARE DI NOI UN CORPO COESO UNITO NEL SERVIZIO RECIPROCO”

ASSISI - “Cari confratelli, cari fratelli e sorelle, siamo stati benedetti dal Vangelo e questa parola del Vangelo è posta in alto perché sia visibile a tutti che la Chiesa è sotto la parola di Dio. E questa parola, questa sera ci ha dato una notizia straordinaria, attraverso l’autore dell’Apocalisse: ci ha detto che Dio ci ama. Lo dice anche l’apostolo Paolo nella lettera ai Galati: questa vita che vivo nella carne, la vivo nella fede del figlio di Dio che mi ama e ha dato sé stesso per me. Lui ci ama e ci ha liberati col suo sangue e ha fatto di noi un regno e un popolo sacerdotale. Questa messa è epifania della chiesa, perché vuole raccolte nel tempo tutte le membra del popolo di Dio nella loro molteplicità”. Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, durante la santa messa crismale del mercoledì Santo, primo aprile, celebrata dalla cattedrale di San Rufino.

“Agostino – ha aggiunto il vescovo - dice che questa unzione è il maestro interiore dello Spirito Santo. Dobbiamo allora aprirci sinceramente alla sua voce, tutti: Dio ci ama e quindi deve essere riamato da noi. Non per timore d’inferno, o per desiderio di Paradiso ma perché è amore: e non solo parole mio. Basilio Il Grande nel prologo alle sue ‘regole diffuse’ dice che possiamo servire Dio per timore d’inferno, ma è amore da schiavi; e possiamo servirlo per brama di paradiso, ma è amore di mercenari. Possiamo servirlo perché è Dio e amore, e questo è il rapporto dei figli. Vorrei potessimo assumere questa chiave di lettura nella nostra vita cristiana: queste che, seppur minoritarie, hanno lunga storia. Voi cappuccini le ritrovate nelle Costituzioni del 1936, dovute alla mano di colui che fu eretico di tutte le fedi ma che solo per questo il Signore gli userà benevolenza: amare Dio perché è amore. E smetterla quindi con idea di un Dio pronto a punirci e vendicativo. Siamo noi che abbiamo desiderio di vendetta: ma questo non è il Dio cristiano, questo qui. Se noi tutti abbiamo questa unzione dobbiamo vivere intensamente la nostra vocazione”.

“Cari fratelli – ha proseguito - , io sacerdote e vescovo non ho diritti in più: ho più doveri perché per primo, e con me i confratelli, sacerdoti e diaconi.  L’ordine ci dà anzitutto dei doveri, come il dovere della testimonianza. Ma poiché siamo battezzati tutti abbiamo questo dovere, che è anche una grazia, che Dio ci ha dato nel giorno del battesimo. E se qualche giorno fa, nel mio ingresso, dicevo che questa Chiesa – è il mio sogno - dovrebbe dire al mondo, in maniera anche forte, una parola di pace, in modo paradossale ed evangelico, ecco stasera dico a me e a voi che questa testimonianza deve essere tra noi. Una comunione vera, in una tensione all’unità, in una capacità di porre in evidenza i beni altrui. Francesco non dice che chiunque è invidioso dei beni che Dio opera attraverso un altro commette peccati di bestemmia? Sì, perché invidia Dio: e quanto è bello quando i fratelli gioiscono per i beni che dio opera attraverso un altro e per i doni che un altro ha ricevuto. Possa essere testimonianza grande che noi dobbiamo dare a questo territorio e, vista la peculiarità di questa Chiesa, anche al mondo: solo così potremo diffondere, come corpo crismato, il profumo di Cristo: noi siamo il profumo, lo dice l’Apostolo: e questo profumo, il profumo della vita Cristiana, chiede davvero la nostra vita”.

“Chiudo – ha concluso il vescovo - ricordando l’Ammonizione sesta che ha dato il titolo all’enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti: torna in tanti altri luoghi negli scritti di Francesco, come a dire che questo suo desiderio di fraternità è radicato nella sua persona: a quella Ammonizione dice, guardino con attenzione le pecore del Signore, quelle fedeli che hanno servito il Signore nelle traversie della vita: c’è perciò grande vergogna per noi, che i santi hanno fatto le opere e noi predicandole, raccontandole, vorremmo ricevere gloria e onore. Ci aiuti il Signore a testimoniare sul serio. Ci aiuti a vivere in fedeltà, per diffondere nel mondo il profumo del suo amore. Aiuti noi catecumeni che si preparano al battesimo, gli infermi che verranno unti con santo olio per testimoniare con la croce vissuta l’amore di cristo, aiuti quanti verranno unti col sacro crisma a testimoniare il sacerdozio nella quotidianità della vita. Possa di noi fare il Signore un corpo coeso unito nell’amore e nel servizio reciproco”.

Il rito della benedizione degli olii dei catecumeni, degli infermi e del sacro crisma è stato il fulcro della celebrazione insieme al rinnovo delle promesse sacerdotali dei presbiteri.

Per vedere la Santa Messa cliccare qui