ASSISI, CONCLUSA L’ASSEMBLEA ECCLESIALE REGIONALE CON L’AUSPICIO DI CONTINUARE A CAMMINARE INSIEME

ASSISI - In un clima gioioso e fraterno i delegati delle otto Diocesi dell’Umbria - vescovi, presbiteri, religiosi e religiose, diaconi, seminaristi, fedeli laici - si sono ritrovati, sabato 28 febbraio 2026 al Sacro Convento di Assisi, per partecipare all’Assemblea ecclesiale regionale dal tema: “Lievito di pace e di speranza nelle Chiese che sono in Umbria”.

La giornata si è aperta con la preghiera: è stato invocato lo Spirito Santo datore di sapienza e verità, sorgente di grazia, dolce presenza, consolatore e luce del cuore, ed è stata proclamata la Parola di Dio (At 2,42-47) dove Luca, amico e collaboratore di san Paolo, sottolinea come i credenti fossero lieti nello stare insieme, nel frequentare il tempio e nello spezzare il pane.

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra monsignor Renato Boccardo nella meditazione iniziale, dopo aver dato il benvenuto ai delegati, ha sottolineato che «siamo riuniti per ascoltarci e condividere, per sognare un’esistenza segnata dalla sequela del Maestro e dalla gioiosa testimonianza della sua carità. Non un ascolto unilaterale, quale può essere l’acquisizione di informazioni, di dati e analisi accurate della realtà, ma un tempo di confronto e di scambio su convinzioni e pareri, anche diversi. Con l’intento di trovare sintonia nello stile evangelico, sinergia nell’impegno delle forze, simpatia e passione nel guardare la vita del mondo. Senza sognare soluzioni facili per una realtà complessa, né cedere alla tentazione di diagnosi deprimenti, cercando di individuare rimedi incoraggianti».

Don Giovanni Zampa, coordinatore della segreteria pastorale della Conferenza episcopale umbra, ha sottolineato che l’obiettivo dell’Assemblea è quello di confrontarsi e supportarsi sulla «transizione verso le nuove "determinazioni pastorali" che stanno avvenendo nelle Diocesi umbre e che rappresenta una delle sfide più delicate del nostro tempo. Tale processo non può e non deve essere interpretato come una riforma burocratica guidata da criteri di efficienza logistica o di sopravvivenza numerica. Si tratta, al contrario, di un esercizio di "camminare insieme", dove l'integrazione diventa un'occasione di arricchimento reciproco piuttosto che di annullamento delle specificità locali».

Hanno poi preso la parola i delegati delle otto Diocesi umbre, che hanno esposto le buone prassi sinodali messe in campo a Perugia-Città della Pieve, Città di Castello, Gubbio, Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino, Foligno, Spoleto-Norcia, Orvieto-Todi e Terni-Narni-Amelia. La nascita della sinergia pastorale, che hanno assunto denominazione diverse nelle diocesi (Pievanie, Vicarie, Comunità pastorali, Unità pastorali) derivata dalle riforme diocesane, ha fatto emergere che, pur nella virtuosa finalità di un approccio pastorale più efficiente e condiviso, nelle zone dove si è intrapreso un cammino di comunione le diverse identità sono fiorite. È emerso come in varie parti dell’Umbria la responsabilità pastorale delle comunità sia affidata collegialmente a presbiteri e laici, permettendo così di vivere la dimensione familiare e fraterna della fede. Altresì è stato evidenziato come sia necessario camminare insieme, senza cancellare la memoria e le tradizioni di ciascuna comunità: l’unità non significa uniformità, ma rispetto e condivisione; l'integrazione richiede coraggio di scelte nette e concretezza nell’attuazione.

La mattinata si conclusa nei 17 tavoli di lavoro che hanno affrontato cinque piste di riflessione sullo sviluppo della convivenza sociale e la costruzione di un popolo in cui le differenze si armonizzino all'interno di un progetto comune, quali possano essere elementi di lievito di pace e speranza, cosa chiedono gli umbri alla Chiesa, quali scelte compiere per essere autentiche comunità sinodali.

Attese nel pomeriggio le relazioni del vescovo Gualtiero Sigismondi, su “Comunione e missione”, e del vice direttore editoriale del media vaticani Alessandro Gisotti, sulla sfida di “Dire oggi la Chiesa al mondo”. La giornata assembleare culminerà con la celebrazione eucaristica, nella basilica superiore, al cui termine ci sarà la venerazione e la preghiera dei delegati alle spoglie di san Francesco, nella basilica inferiore.

I lavori dell'assemblea ecclesiale regionale sono proseguiti nel pomeriggio con la plenaria caratterizzata da due significative relazioni tenute da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo di Orvieto-Todi, e da Alessandro Gisotti, vice direttore editoriale dei media vaticani.

Monsignor Sigismondi ha parlato sul tema “Comunione e missione: ogni rinnovamento della Chiesa consiste in una fedeltà più grande della sua vocazione. La Chiesa è chiamata a questa continua riforma”, sottolineando in particolare la tensione tra profezia e istituzione, carisma e istituzione che da sempre accompagna la vita della chiesa. Ha ricordato padre Bartolomeo Sorge che proprio ad Assisi citava l'esempio di san Francesco, che con la sua vita e testimonianza ha spinto la Chiesa ad un grande rinnovamento, mettendo in crisi l'istituzione, la stessa che poi giudica e accoglie l'autenticità del carisma profetico di Francesco.

«Oggi lo stile sinodale avviato dalla Chiesa si forgia dilatando gli spazi della comunione - ha aggiunto monsignor Sigismondi – in un cammino paziente di tessitura tra le varie componenti ecclesiali e di convergenza sulle scelte da fare per un rinnovamento, che ha come centro propulsore l'eucarestia, il primato della carità pastorale, il dovere di restare nella comunione, il ritorno al principio della tradizione».

Il dott. Alessandro Gisotti è invece intervenuto sul come “Dire oggi la chiesa al mondo: la comunità cristiana non solo soggetto ma anche oggetto di evangelizzazione”. La cornice della riflessione è stata la costituzione dogmatica del Concilio Ecumenico Vaticano II Lumen gentium, in particolare quando si parla della Chiesa realtà visibile e spirituale, ed è stata arricchita dalle citazioni dei papi san Paolo VI, san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV.

«Oggi la Chiesa – ha detto – annuncia il Vangelo in un contesto comunicativo radicalmente mutato rispetto ai tempi del Concilio. La velocità è, senza dubbio, la caratteristica più evidente dei processi tecnologici applicati alla comunicazione». Citando i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, dove si dice che “La vita è il paragone delle parole”, ha sottolineato che non può esserci scollamento tra ciò che si afferma, ciò che si comunica e ciò che si vive. Errori compresi.  «Evangelizzare dunque non è solo proclamare», ha proseguito Gisotti. «Non regge più il modello del pulpito. Oggi la parola chiave della comunicazione non è trasmissione, ma condivisione. Allora anche la comunicazione ecclesiale deve essere dialogica, capace di accogliere domande, ma anche dubbi. E critiche. Senza timore. La comunicazione della Chiesa non può infatti ridursi a strategia di marketing religioso a colpi di influencer. Il Vangelo si comunica attraverso la vita».

D'altronde san Francesco, di cui si celebrano gli ottocento anni della morte, ammoniva i suoi frati dicendo: “Predicate sempre il Vangelo e se fosse necessario, anche con le parole!”.

«C'è bisogno – ha concluso Gisotti – non solo di dire oggi la Chiesa al mondo, ma di ascoltare il mondo nella Chiesa per dargli speranza, per fare sentire l'umanità una comunità di fratelli e sorelle»

Messa e venerazione delle spoglie mortali di San Francesco. Il pomeriggio si è concluso con la celebrazione della  santa messa nella Basilica superiore di Assisi presieduta da monsignor Renato Boccardo, arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra, al termine della quale i delegati dell'assemblea sono scesi nella Basilica inferiore per venerare, in un clima di grande commozione, le spoglie mortali di san Francesco, soffermandosi in preghiera. «Il Poverello di Assisi – ha detto mons. Boccardo - ci ricorda che siamo chiamati ad annunciare sempre il Vangelo, se necessario anche con le parole, ci riconsegna con il suo esempio luminoso l'immediatezza e la semplicità della missione, e ci dice: “Io ho fatto la mia parte. Cristo vi insegni a fare la vostra”».

Un'assemblea che ha raccolto le unanimi voci dei delegati diocesani per un cammino comune verso una maggiore corresponsabilità-protagonismo dei laici che abbiano a cuore la vita della Chiesa, della società, in particolare delle fragilità del mondo di oggi.