L’ABBRACCIO DEL SERAFICO AL NUOVO VESCOVO: “IMPRONTA DI UN FUTURO CHE SCEGLIE LA PROSSIMITÀ”

Il saluto della presidente Francesca Di Maolo

ASSISI – Eccellenza, l’accogliamo oggi con grande gioia, gratitudine ed emozione al Serafico di Assisi. Qui, intorno a Lei, c’è tutta la famiglia del Serafico: i nostri bambini e ragazzi, una rappresentanza dei loro genitori e una dei nostri volontari, chi lavora per loro ogni giorno, le Suore Elisabettine Bigie figlie del nostro fondatore, il Consiglio di Amministrazione, il nostro padre spirituale. Il Serafico è stato fondato da un frate francescano, San Ludovico da Casoria nel 1871. Il 17 settembre, giorno memorabile in cui San Francesco ricevette le sacre stimmate. Il nostro cammino è iniziato con l’intuizione, semplice e rivoluzionaria del nostro fondatore di offrire istruzione ai bambini ciechi e sordi, allora esclusi da ogni possibilità educativa. E continua oggi nella diagnosi, cura e riabilitazione di bambini e ragazzi che arrivano da tutta Italia, con disabilità e bisogni sanitari gravi e complessi e gravi disturbi del comportamento.

Eccellenza, oggi come ieri siamo su una terra di frontiera, tentando di dare risposte là dove altri arretrano nella convinzione — ancora troppo diffusa — che l’inguaribile sia incurabile e che la disabilità sia un destino già scritto. Su questa terra di confine incontriamo genitori troppo spesso lasciati soli. Sono loro la nostra bussola: ci hanno insegnato il coraggio dell’amore e la forza di non arrenderci mai, anche per tutti quei bambini che una famiglia non ce l’hanno. Qui siamo tra le piaghe di Gesù. Ed è il privilegio di poter riconoscere chi abbiamo accanto che ci muove in modo inarrestabile. È su questa via che il nostro impegno nel tempo è andato oltre il semplice atto medico e assistenziale. Qui il prendersi cura nasce e cresce nella relazione e si esprime anche nell’attenzione per la bellezza, la musica, l’arte, lo sport, la preghiera, la scienza e la ricerca. Al Serafico la cura è viva grazie ai nostri operatori – oltre 200 – che ciascuno col proprio ruolo esprimono professionalità, competenza e dedizione. Qui la cura ha il loro volto, i loro occhi e le loro mani: mani che consolano, mani che curano, riabilitano, mani che vestono, mani che imboccano, mani che accompagnano ogni giorno. Sono custodi della vita più fragile e indifesa, operatori di giustizia al servizio di un amore più grande.

Qui abbiamo imparato a stare anche quando tutto sembra troppo difficile e quando le prove sembrano più grandi di noi. Ma è proprio qui, è proprio dai nostri ragazzi, che abbiamo imparato il significato della speranza: non nelle mete anche grandi che raggiungiamo così come nelle autonomie conquistate, ma nel nostro camminare insieme. Accanto a loro abbiamo imparato che anche in un corpo immobile, prigioniero del silenzio e del buio, c’è un’anima che può volare. E sulle ali della fraternità possiamo volare insieme. Eccellenza, è questa la vita che oggi La accoglie: una vita fragile e ferita, ma dal valore infinito. Desideriamo esprimere una profonda gratitudine a Mons. Domenico Sorrentino, che in questi anni ha accompagnato il Serafico con vicinanza paterna. E ora accogliamo Lei, Eccellenza, con gratitudine, e riconosciamo in questo Suo passaggio al Serafico un segno: che la vita più fragile è nel cuore del Suo ministero e della Chiesa. Da qui vogliamo camminare con Lei: la storia del Serafico continua con Lei, custodendo insieme la vita che ci è affidata. E la accompagniamo con la nostra preghiera.