MONS. ACCROCCA: “NON INGINOCCHIAMOCI DAVANTI AL SANTISSIMO PER POI METTERLO SOTTO I PIEDI”

Durante la santa messa si è tenuto il suggestivo rito della lavanda dei piedi e al termine la Scavigliazione

ASSISI – "Il corpo di Cristo è sull’altare e intorno all’altare: è il precetto dell’amore fraterno e ci aiuti il Signore a capire il suo amore". Lo ha detto il vescovo, monsignor Felice Accrocca, nell’omelia della santa messa nella Cena del Signore celebrata giovedì 2 aprile nella cattedrale di San Rufino. Durante la santa messa si è tenuto il suggestivo rito della lavanda dei piedi. Infine è seguito il rito della reposizione del Santissimo Sacramento e la deposizione del Cristo morto, ricordo della passione del Signore e della lauda trecentesca della “Scavigliazione”. Nel saluto finale monsignor Accrocca ha spiegato che "se trasformiamo l'eucarestia in una semplice devozione, ci inginocchieremo davanti al Santissimo ma ce lo metteremo anche sotto i piedi on facilità. Prendiamo sul serio le parole di Gesù e capiamo che anche maltrattarlo è metterlo sotto i piedi e che anche davanti a un carcere e un ospedale dovremmo inginocchiarci, perché sono un tabernacolo. Il Vangelo ci farebbe pensare in modo diverso e sovversivo, ma di quella sovversione e pazzia di cui il mondo ha davvero bisogno

Il vescovo nella sua omelia ha ricordato che "come dice Francesco nella sua prima Ammonizione - Egli si umilia, come quando scese nell’utero della Vergine. E ogni giorno viene per noi in apparenza umile e discende per noi sull’altare dalle mani del sacerdote. Possiamo esserlo e siamo essere peccatori… ma non bisogna dimenticare che Cristo ha dato sé stesso, la sua vita. Ricordo ancora da bambino - ancora le parole di Accrocca - quando vedevo quei segni, l’altare si spogliava, le immagini si velavano. Non ne capivo il significato, mi colpiva nella fantasia di bambino, ma non intuivo che fossero i giorni del lutto, in cui la Chiesa sposa è privata dello sposo e i giorni in cui la Chiesa sposa avverte questo distacco. Come vorrei potessimo sentirlo davvero, provare il dolore che Angela da Foligno provava e sentiva quando avrebbe voluto prendere anche quella carne".

"Possa il mistero in questi giorni di passione, morte e resurrezione - ancora le parole di monsignor Accrocca - aiutarci a diventare davvero un corpo solo in Cristo, perché noi siamo corpo di Cristo. Non sono parole mie, sono parole dell’Apostolo: noi siamo il corpo! Per tutto il primo millennio l’espressione ‘corpus verum’ eravamo noi fedeli e per l’eucarestia si utilizzava il ‘corpus miticum’. E quando magari io ero in confessionale e si affacciavano dicendo ‘ho preso qualcosa prima di uscire, erano le 8.25, posso fare la comunione?’: ma nessuno mi ha mai chiesto, in 40 anni da prete, ‘ma io quando vado a messa e vedo tizio con cui ho difficoltà nello scambio di pace voglio evitare il contatto, e allora io mi metto di qua e lui di là… ma la posso fare la comunione?’. Non me lo ha mai chiesto nessuno. Evitiamo il moscerino e inghiottiamo il cammello. Ci aiutino questi giorni, il mistero dell’amore dell’amore di un Dio che diventa uno con noi e dà la vita per noi, a farci riscoprire la nostra realtà di corpo".

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