ASSISI – Prima del saluto ufficiale alla diocesi ha scelto di tornare lì dove il suo ministero ha trovato una delle espressioni più concrete: nell’ultimo giorno del suo mandato il vescovo Domenico Sorrentino ha voluto incontrare i ragazzi del Serafico – i ‘suoi’ ragazzi – fermandosi con loro in un passaggio tutt’altro che simbolico e che racconta la direzione di tutto il suo episcopato. Non un congedo formale, dunque, ma un gesto coerente con uno stile che in questi anni ha privilegiato la prossimità e la centralità dei più fragili. È proprio da loro che Sorrentino ha scelto di ripartire per il suo ultimo giorno da vescovo, tornando in un luogo che è diventato nel tempo uno dei riferimenti più significativi del suo percorso pastorale.
Ad accoglierlo la presidente Francesca Di Maolo, che raccontando il senso di questo legame lo ha salutato “come vescovo, ma non come padre: perché la paternità che abbiamo ricevuto non si interrompe. Un padre non si perde e non si lascia: rimane nella vita delle persone e rimane nei nostri ragazzi”. Quello tra Sorrentino e il Serafico, infatti, è un rapporto costruito negli anni attraverso una presenza costante e concreta: dalle telefonate quotidiane nei giorni più difficili della pandemia, quando la struttura era isolata dal resto del mondo, alla partecipazione ai piccoli e grandi traguardi dei ragazzi, fino alle scelte che hanno contribuito a dare centralità alla realtà assisana. Tra queste: l’aver accompagnato Papa Francesco al Serafico nella sua prima visita ad Assisi, contribuendo a lanciare un messaggio capace di superare i confini locali; così come la scelta di porre il Serafico al centro di Economy of Francesco e di ospitarvi la Scuola socio-politica Giuseppe Toniolo “non semplicemente come sede, ma con il progetto preciso per dire che la politica, quando è vera, deve saper tessere una società giusta a partire dai più fragili”, come ha ricordato anche Di Maolo nel corso del suo discorso.
Nel tempo, dunque, anche attraverso questa vicinanza il Serafico ha rafforzato la propria identità non soltanto come luogo di cura, ma come spazio in cui la fragilità è diventata criterio per leggere la realtà e orientare scelte. Una crescita che non riguarda solo i servizi, ma soprattutto la consapevolezza di un ruolo sempre più centrale anche all’interno della comunità. In questo percorso la presenza di Sorrentino è stata discreta ma continua, ed è per questo che quello al Serafico non è stato soltanto un saluto formale, ma il segno di un percorso destinato a proseguire oltre il suo mandato, con la certezza che certi legami non si chiudono con un incarico, ma restano: proprio come fanno i padri.






