ASSISI – Benvenuto, fratello Felice. Benvenuto nella tua cattedrale! Benvenuto nella tua casa! Il tuo arrivo scandisce un nuovo tempo di questa Chiesa di Assisi-Nocera Umbra- Gualdo Tadino.
Venendo, tu, dalla Campania, mia regione natale, mi piace accoglierti facendo risuonare un distico di san Paolino di Nola, che certo non ti sarà sfuggito, dato che i resti mortali di questo Padre della Chiesa furono custoditi a lungo a Benevento. In questi versi poi lo vediamo rivolgersi al suo santo patrono che, guarda un po’, portava proprio il tuo nome: Felice.
Omnia praetereunt, sanctorum gloria durat / in Christo, qui cuncta novat, dum permanet ipse”.
Tutto passa, la gloria dei santi dura, in Cristo, che tutto rinnova, rimanendo lo stesso per sempre (Carme XVI).
Caro fratello Felice, oggi metti i piedi a nuovo titolo – non è certo cosa nuova per te – in una terra di Santi: il patrono San Rufino, i compatroni San Rinaldo a Nocera e beato Angelo a Gualdo, San Francesco e Santa Chiara, tanti altri che li hanno seguiti fino al giovanissimo san Carlo Acutis.
Santi che, ad Assisi, attirano il mondo, come ancora s’è visto per l`ostensione appena conclusa dei resti morali del Padre Serafico. Una grazia, quest’ultima, che ci ha commossi e quasi travolti. Un evento che lascerà il segno. E pertanto una Chiesa, la nostra, che si è dimostrata davvero privilegiata.
Non potrei tuttavia fingere, dopo vent`anni di ministero, che essa non conosca le odierne fatiche della fede. Le conosce tutte, se solo lo sguardo passa dal numero impressionante di pellegrini alla vita quotidiana, portandosi tra le strade e le case, lì dove i bimbi diminuiscono e con essi il futuro, lì dove la fede perde colpi con l’indebolimento e quasi la tendenza alla sparizione del matrimonio cristiano, con la fatica degli adolescenti e dei giovani a perseverare dopo la cresima, con l’abbassamento di livello e talvolta il tonfo dell’etica cristiana nell’ambito della cultura e dei media sempre meno sintonizzati con il Vangelo.
Cristo, insomma, anche in questa terra benedetta, non va più dato per scontato. Il Vangelo va riannunciato, come e più del tempo di Francesco. Una grande sfida!
Abbiamo cercato di raccoglierla. La nostra preghiera diocesana suggerita alle chiese e alle case ha voluto essere una preghiera evangelizzante.
Il progetto delle “famiglie del Vangelo” ha provato a riprendere la via missionaria delle domus ecclesiae dei primi secoli, per rifar cristiane le case e rivitalizzare le chiese.
Come avrei voluto, caro Felice, al termine del mio lungo mandato, darti la notizia di una grande ripresa. Certo, molto è stato fatto e tante cose belle sono fiorite. Le troverai. Ma dobbiamo riconoscere che la crisi è corsa più veloce di noi. Mi auguro che tu sia testimone di un balzo in avanti di entusiasmo pastorale e vitalità evangelizzatrice.
La Provvidenza ha disposto che, da studioso innamorato di Francesco, tu arrivassi nel bel mezzo di questo ottavo centenario della sua morte.
Io arrivavo nel 2006, e cioè nell’ottavo centenario della sua “morte al peccato” e della sua conversione.
Fu grazia per me cominciare con l`immagine di un Santo che proprio nella piazza interna del vescovado, oggi riesumata, si spogliava per Cristo fino alla nudità coperto dal mantello del vescovo Guido I.
Tu arrivi vent’anni dopo, mentre il ricordo dell`incontro di Francesco con ‘sorella morte” ce lo fa contemplare ai vertici del suo cammino di santità. Mi piace pensare che egli stesso ti abbia intercettato a Benevento, come quando, proprio a Benevento, andò in sogno al vescovo Guido II di ritorno da san Michele al Gargano e gli disse: “Ecco, Padre, lascio il mondo e vado a Cristo”. Parole a te ben note, che sanno di tenerezza filiale. Grande Francesco!
Ti auguro che questa Chiesa possa avere per te l`amore che egli ebbe per i suoi vescovi. Consentimi a tal proposito di rileggerti, come un augurio, ciò che la Compilatio Assisiensis, – lo sai meglio di me, – mette sulla bocca del Santo:
«Agli inizi della mia nuova vita, quando mi separai dal mondo e dal mio padre terreno, il Signore pose la sua parola sulle labbra del vescovo di Assisi, affinché mi consigliasse saggiamente nel servizio di Cristo e mi donasse conforto. Per questa ragione e per le altre eminenti qualità che riconosco nei prelati, io voglio amare, venerare e considerare miei signori non soltanto i vescovi, ma anche gli umili sacerdoti». (CAss 58: FF 1585).
Cosa augurarti di più, caro fratello Felice? Il Signore metta sulle tue labbra le sue parole!
Io, da vescovo emerito, ti sarò fraternamente e discretamente accanto, in qualunque cosa tu ritenessi utile. Tra poco riceverai l’omaggio di comunione e obbedienza del clero e del popolo. Il primo abbraccio sarà il mio. Questa Chiesa ti saluta con affetto e io, con Francesco, ti dico: Il Signore ti dia la pace.






