PERDONO DEGLI ASSISANI, IL VESCOVO ACCROCCA: “IL PADRE ETERNO NON È UN RAGIONIERE, SENZA AMORE NON SI ACQUISTA NESSUNA INDULGENZA”

ASSISI – “Il Signore ci aiuti a non guardare ai peccati altrui ma ai nostri, a concedere il perdono a chi lo chiede e a chiedere se vuole essere perdonato a chi non lo chiede. Se faremo così il Signore ci benedirà e il perdono, l’indulgenza sarà conseguita. Le norme, essere pentiti, confessati, entrare in chiesa bisogna farlo, ma se poi nella nostra vita non c’è amore non si acquista nessuna indulgenza perché il Padre Eterno non è un ragioniere e senza amore nessuna indulgenza si acquista. Il Santo Padre Francesco che questo lo sapeva bene aiuti anche noi a capirlo con la testa e con il cuore”. Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, arcivescovo monsignor Felice Accrocca durante l’omelia della santa messa celebrata, sabato 1 agosto in mattinata, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, in occasione del Perdono degli assisani.

Il vescovo durante l’omelia si è soffermato su due esperienze di fedeltà, su due testimonianze martoriali e precisamente quelle di Geremia e di Giovanni Battista. “Geremia – ha spiegato il vescovo - scampa alla morte, Battista ci rimette la testa. La fedeltà al Signore ha il suo prezzo che non possiamo esimerci di pagare se vogliamo davvero seguire il Maestro”. Monsignor Accrocca ha poi spiegato che l’esperienza di Giovanni pur essendo tragica per noi ha un significato: “Lui è stato decapitato, noi dovremmo decapitare il peccato, staccare al peccato la testa.”

In tanti hanno partecipato al pellegrinaggio che come da antica tradizione raggiunge la Porziuncola. Il gruppo è partito dal centro della città ed ha raggiunto la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove il vescovo ha presieduto la santa messa. Numerosa è stata la partecipazione delle confraternite, dei religiosi e delle religiose, dei presbiteri e dei diaconi che si sono ritrovati sui passi di San Francesco con canti, preghiere e meditazioni per prepararsi a ricevere l'indulgenza della Porziuncola.

Il vescovo dal 29 al 31 luglio ha anche presieduto il Triduo di preparazione alla Solennità del Perdono di Assisi.  soffermandosi proprio sul significato autentico del perdono.

“Il perdono – ha spiegato monsignor Accrocca la prima sera del triduo - è un dono che si riceve, che riceve innanzitutto la persona che sente di essere stata perdonata. Quando ci sentiamo perdonati siamo coscienti di aver ricevuto un dono. Ma il perdono è un dono anche per chi lo offre perché solo quando si è capaci di perdonare, quando si trova la forza di perdonare, la persona ritrova la pace in sé stessa. Finché la persona è dominata da sentimenti di vendetta, non trova pace. Quindi per ricevere davvero un dono la persona deve essere capace di perdono”.

Durante le tre sere il vescovo si è soffermato sul perdono con gli altri, con noi stessi, con Dio.

Per quanto riguarda il perdono con gli altri sull’esempio del Poverello di Assisi, richiamando il suo insegnamento, il vescovo ha ricordato “la capacità di perdonare le offese ricevute che Francesco ha mostrato in tantissime situazioni della vita da quando il Signore gli si fece conoscere a quando rese l’anima a Dio. Egli ha avuto una grande capacità di perdono e questo lo ha reso fratello dell’umanità”. Infine il vescovo prima di lasciare spazio a un momento di silenzio, riflessione e preghiera personale ha chiesto di interrogarsi con molta serenità, con molta umiltà, ma anche con molta onestà sul queste domande: Io sono capace di perdono? Ho qualcosa da perdonare a qualcuno per cui faccio fatica a farlo? Io devo essere perdonato da qualcuno? E se così ho la forza per chiedere perdono? Se non ho questa forza cosa me lo impedisce? Cosa mi ostacola? Solo quando trovo questa forza – ha concluso - potrò sperimentare la pace dentro di me”.