ASSISI - Migliaia di pellegrini dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli, sabato 3 ottobre, nel Transito di San Francesco, hanno partecipato al cammino notturno verso la Basilica con soste a San Damiano, Santa Chiara e in piazza del Comune.
Il cammino lungo il percorso compiuto dai frati e dal popolo di Assisi con le spoglie mortali di san Francesco subito dopo la sua morte è terminato nella Basilica di San Francesco con la celebrazione eucaristica a mezzanotte
Canti, preghiere, recita del rosario, momenti di silenzio hanno accompagnato il cammino guidato dal vescovo delle diocesi di Assisi - Nocera Umbra - Gualdo Tadino e di Foligno, arcivescovo monsignor Felice Accrocca, dal custode del Sacro Convento, Fra Marco Moroni, dal sindaco Valter Stoppini, dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, dal questore Dario Sallustio e da altre autorità civili.
In piazza del Comune monsignor Accrocca, ha spiegato l’episodio tratto dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano secondo il quale Francesco “fa dare alla madre di due frati, perché povera, la prima copia del Nuovo Testamento che ebbe l’ordine”.
“La carità di Francesco – ha detto il vescovo - è una carità molto libera perché il Nuovo Testamento serviva per la preghiera, per le letture, ma la carità supera tutto. La carità – ha aggiunto - è il vincolo della perfezione”. Francesco “fa vendere il Nuovo Testamento perché quella donna, i cui figli erano divenuti frati, non aveva più chi la sostenesse. Io credo – ha spiegato il vescovo – che come la fede, la speranza di Francesco sfociano nella carità così, come dice San Giacomo, la nostra fede senza le opere è morta. La carità copre una moltitudine di peccati. Il Signore perdonerà me se io a mia volta avrò perdonato. Ogni volta che diciamo il Padre Nostro diamo le condizioni a Dio. É l’unica volta in cui diciamo a Dio cosa deve fare”. Dicendo “‘rimetti a noi i nostri debiti’ è come se dicessimo “perdonaci, perdonami nella misura in cui io perdono. Quindi sono io che dico al Padreterno: se io perdono tu perdona me, ma se io non perdono tu non perdonare me”. Soffermandosi ancora sulla carità e sul perdono monsignor Accrocca ha implorato Dio dicendo: “Ci aiuti il Signore a vivere l’una e l’altra”. Come ha fatto “Francesco: una carità che passa anche sopra le righe, ma che adibirà il bene del fratello. Questo cammino – ha concluso il vescovo - ci aiuti a riflettere su questo perché alla fine l’eternità ce la giochiamo qua e ce la giochiamo principalmente su queste due cose. L’intercessione di Francesco aiuti me e voi ad imparare la lezione”.
L’animazione da parte dell’ente Calendimaggio e il corteo storico di alcune rievocazioni storiche dell’Umbria hanno sfilato nei propri costumi tipici.






