L’omelia del cardinale che ha presieduto la messa in occasione della solennità della Santa

ARTIME: “LA TESTIMONIANZA DI CHIARA DONO PER TUTTA LA CHIESA, INVITA A RIMANERE NELL’AMORE DI DIO”

Continuano le celebrazioni: mercoledì 12 agosto Assisi e la diocesi in festa per il patrono san Rufino

ASSISI – “La testimonianza di Santa Chiara non parla soltanto alle clarisse, ma parla a tutti noi ed è un dono di santità per tutta la Chiesa: ad alcuni insegna a rimanere, ad altri a ritornare all’essenziale, ad altri ancora a non avere paura della fragilità. E forse a tutti dice ‘lasciatevi amare da Cristo’”. È l’auspicio del cardinale Ángel Fernández Artime, pro-prefetto del Dicastero per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica che, martedì 11 agosto, ha presieduto la celebrazione nella Basilica di Santa Chiara di Assisi, in occasione della solennità della Santa, alla presenza delle massime autorità civili e militari e animata dal coro dei Cantori di Assisi.

“Oggi - l’omelia di Artime - la parola di Dio ci conduce dentro un mistero semplice e proprio per questo profondissimo: Dio desidera l’intimità con noi, con ciascuno di noi, i suoi figli e figlie: la prima lettura, bellissima, ci ha consegnato una delle pagine più tenere: Dio parla al suo popolo come uno sposo parla alla sua sposa: la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore, ti farò mia sposa per sempre. Il Vangelo ci consegna la parola che forse più d'ogni altra illumina santa Chiara: rimanete in me e in voi”. Dalle letture il cardinale tre parole chiave: “Deserto, un luogo che nella Bibbia non è geografico, ma dove Dio parla al cuore e riconduce all’essenziale; il tesoro custodito in un vaso fragile; e la dimora in cui Cristo e il discepolo rimangono l'uno nell’altro. Sono tre parole - ha detto Artime - che raccontano la vita di Santa Chiara: queste pietre, questa Chiesa, questo monastero e la preghiera silenziosa delle clarisse, ci dicono che il Vangelo, se preso sul serio, lascia una traccia nella storia. E otto secoli dopo il transito di San Francesco, la Chiesa non celebra solo la memoria dell’Assisiate, ma anche la fecondità di quel vangelo che Francesco ha accolto e che - attraverso Chiara - ha assunto una forma singolare, femminile, contemplativa, nascosta e potentemente evangelizzatrice”.

Anche Chiara, secondo Artime, “ha scelto il deserto, non geografico ma evangelico: uno spazio in cui le cose non occupano il posto di Dio. Chiara ha lasciato molto: ha lasciato una casa, una condizione sociale, le sicurezze che avrebbe potuto avere, ma soprattutto ha lasciato che Dio le togliesse tutto ciò che le avrebbe impedito di dire: 'Tu Signore mi basti'. Questa è la povertà radicale di Chiara - ancora il cardinale nell’omelia - non avere poco, ma non avere altro Dio oltre Dio. E questo tocco di Dio non è indifferente per noi, otto secoli dopo: ‘parlerò al suo cuore’ è la grammatica della vocazione di Chiara: non conquistata da una idea, ma da Dio. Non ha incontrato un progetto di vita, ma ha incontrato Cristo Gesù. E quando una persona lo incontra, tutto cambia: cambiano priorità e relazioni, cambia il modo di guardare il mondo, cambia persino il modo di vivere la propria fragilità. Quando uno trova Cristo, il modo di guardare e di vederci, di avere i nostri rapporti e di amare cambia: per questo la santità cristiana non è diventare persone straordinarie ma lasciare che Dio parli al nostro cuore e permettere che una parola ci raggiunga così profondamente da diventare forma della nostra vita: Chiara e Francesco hanno ascoltato quella parola, ed è nata una vita nuova”.

E la parola di Gesù, ha detto ancora Artime, “non dice ‘fate grandi cose, quanto siete bravi’: ma dice soltanto e ci dice, rimanete in me: è una parola semplice, ma è una parola esigente. Noi siamo tentati di fare senza rimanere, fare tante cose per Dio, ma senza stare con lui, di parlare di Dio senza ascoltarlo e servire gli altri senza lasciarci amare. Sono dei pericoli e santa Chiara ci offre testimonianza, quella di rimanere: a San Damiano, nella preghiera, nella fraternità, nella povertà, fedeli anche quando la vita diventa difficile. E rimanere davanti a Cristo: non cercando altrove ciò che soltanto lui può dare”.

Artime ha anche rivolto un invito alle clarisse: “Care sorelle, continuate a custodire questo luogo: in questa basilica dove il corpo di Chiara riposa, voi custodite una memoria che non è semplicemente archeologica, di otto secoli. Ma custodite una parola e una domanda, che questa donna rivolge ancora oggi alla Chiesa: che cosa significa prendere sul serio il Vangelo? La testimonianza di Santa Chiara non parla soltanto alle clarisse, ma parla a tutti noi ed è un dono di santità per tutta la Chiesa. In questa grande solennità - ha concluso Artime - possiamo consegnare al Signore una preghiera che ci insegni a rimanere, quando è facile e quando è difficile, quando sentiamo Dio vicino e quando sembra lontano; rimanere nella preghiera e nella comunione, e nella propria vocazione, rimanere nell’amore: perché alla fine la santità non è una grande impresa, ma la fedeltà di un piccolo tralcio che non si stacca dalla vite. Così è stato per Chiara e la sua vita apparentemente nascosta porta ancora frutti. Ottocento anni dopo, Chiara e Francesco si possono ascoltare entrambi: e noi chiediamo come grazia di non poter dire, alla fine della vita, non di aver fatto molte cose, ma di essere rimasti con il Signore e che Lui è rimasto con noi”.

Nel pomeriggio di martedì 11 alle 17.30 i secondi vespri e santa messa nel Transito di Santa Chiara presieduta da fra Marco Vianelli, ministro provinciale dei Frati Minori di Umbria e Sardegna. Le celebrazioni della solennità di San Rufino partiranno alle 21 di martedì 11 agosto nella Cattedrale con la veglia di preghiera in onore di San Rufino presieduta dal vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno monsignor Felice Accrocca. Seguirà la processione per le vie della città fino ad arrivare in piazza del Comune – dove sarà presente la banda musicale di Rivotorto – e la benedizione della Città. Mercoledì 12 alle 8 la messa in Cattedrale, alle 10.40 dal palazzo municipale partirà il corteo civile che farà poi il suo ingresso a San Rufino dove il vescovo Accrocca celebrerà la messa animata dalla Cappella musicale di San Rufino e durante la quale ci sarà l’offerta dei ceri da parte del sindaco di Assisi, Valter Stoppini. Alle ore 18 in Cattedrale una nuova messa e alle 21 il concerto in onore del Santo patrono a cura della Cappella musicale di San Rufino.