ASSISI – Quando il 17 settembre del 1871 San Ludovico da Casoria aprì nella città serafica le porte di quello che sarebbe diventato l’Istituto Serafico, una delle Opere segno del carisma francescano, furono accolti tre ragazzi sordi e due ciechi, persone alle quali la società dell’epoca non lasciava possibilità di istruzione, autonomia o partecipazione. A distanza di 155 anni quelle porte continuano ad aprirsi per ragazzi che arrivano da tutta Italia, ma ciò che si trova oltre quella soglia è profondamente cambiato insieme alla disabilità, alle conoscenze scientifiche e alle possibilità della medicina. Ed è in questa trasformazione continua che si può leggere la storia del Serafico: un’Opera nata dall’intuizione francescana di non lasciare ai margini i più fragili e diventata nel tempo un centro sociosanitario altamente specializzato nella presa in carico delle disabilità più complesse.
Il percorso che separa quei primi cinque ragazzi dai 130 accolti oggi ogni giorno racconta anche un pezzo dell’evoluzione della presa in carico della disabilità in Italia. Già nel 1926 il Serafico fu chiamato ad aprirsi a ragazzi con disabilità plurime e nel 1975 divenne il primo centro pilota italiano per le pluriminorazioni psicosensoriali. Le nuove conoscenze e le possibilità diagnostiche, insieme alla crescente complessità delle disabilità, hanno fatto emergere bisogni nuovi e più articolati che richiedono competenze sempre più specifiche per accompagnare le persone. Oggi, infatti, al Serafico la dimensione riabilitativa si intreccia con quella educativa e sociale all’interno di percorsi personalizzati; ricerca e nuove tecnologie, invece, anche attraverso l’intelligenza artificiale, aprono possibilità prima impensabili. “Celebrare 155 anni non significa rimanere con lo sguardo rivolto al passato – sottolinea la presidente del Serafico, Francesca Di Maolo –. La nostra storia ci dice chi siamo, ci consegna la forza di un’identità profonda e ci chiede di guardare avanti. Essere fedeli alle nostre origini significa saper riconoscere le fragilità del presente e rispondere ai bisogni che cambiano ma senza perdere la nostra anima: essere sentinelle dei nuovi bisogni, abitare le nuove frontiere della fragilità e costruire risposte là dove ancora non ci sono. In questo cammino sono le persone e le loro famiglie a indicarci la rotta, perché è dall’ascolto delle loro vite, delle loro fatiche e delle loro speranze che nasce il futuro del Serafico”.
Anche la data della fondazione custodisce la radice francescana del Serafico, nato proprio come Opera dedicata al Poverello di Assisi: San Ludovico scelse il 17 settembre, giorno in cui la Chiesa celebra le Stimmate ricevute da Francesco alla Verna, quasi a legare fin dall’origine la storia della sua Opera a quello sguardo sulla fragilità che attraversò la vita del Santo. Quello sguardo sulla fragilità continua a interrogare il Serafico anche oggi, di fronte a disabilità sempre più complesse e alla solitudine di tante famiglie che spesso si trovano a dover affrontare tutto da sole. Ci sono genitori che arrivano al Serafico dopo un viaggio che si misura più nell’attesa di un riscontro che nei chilometri percorsi, famiglie che per anni hanno cercato risposte adeguate ai bisogni dei propri figli, spesso troppo complessi per i percorsi ordinari, portando sulle proprie spalle tutto il peso della cura. Una solitudine che non diminuisce con il passare degli anni, anzi: mentre i figli crescono, crescono anche le loro necessità e la fatica di chi li accompagna. “Essere un presidio per queste famiglie significa non arretrare di fronte alla complessità, continuando a cercare una possibilità anche quando non esiste una risposta già pronta – prosegue Di Maolo –. È questo il significato più attuale dello sguardo che Francesco ci ha consegnato: riconoscere che nessuna condizione di fragilità può esaurire il valore e le possibilità di una persona. Ricerca, innovazione e competenza hanno senso soltanto se riescono a tradursi in una vita più ricca di relazioni, di scelte e di esperienze”.
Nell’anno in cui si celebrano gli 800 anni dalla morte di San Francesco, il Serafico raggiunge i 155 anni dalla sua fondazione. La frontiera sulla quale opera oggi, però, è molto diversa da quella incontrata da San Ludovico, ma non è cambiata la sua vocazione a essere accanto a chi rischia di non trovare altrove risposte adeguate. Un cammino reso possibile, nel tempo, grazie anche all’impegno delle tante persone che lavorano al Serafico, dal rapporto costruito con le famiglie e dalla vicinanza di donatori e volontari che hanno sostenuto e continuano a sostenere l’Opera. È questo che ha portato il Serafico a trasformarsi lungo tutta la propria storia e che oggi, di fronte a disabilità sempre più complesse e alle nuove possibilità offerte dalla ricerca, continua a indicarne la direzione: evolvere nella scienza e nella cura senza perdere di vista la persona, affinché nessuno venga considerato troppo fragile per poter vivere una vita piena.






