ASSISI – “L’incontro tra persone diverse favorisce l’ascolto”. È il messaggio lanciato dal vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Felice Accrocca, intervenuto martedì 3 novembre nella Sala della Spogliazione del Vescovado di Assisi, in occasione dell’incontro dal titolo “Lo Spirito di Assisi, i giovani e l’intelligenza artificiale”.
L’iniziativa, organizzata dall’Ufficio diocesano per l’educazione, la scuola e l’università in collaborazione con la Commissione diocesana Spirito di Assisi, si inserisce nel calendario degli appuntamenti per il 40esimo anniversario dello Spirito di Assisi. A partecipare sono stati gli studenti di quattro classi del Liceo Properzio.
Nel suo intervento, monsignor Accrocca ha richiamato l’episodio di san Francesco davanti al Sultano, raffigurato nell’affresco attribuito a Giotto. Il vescovo ha ricordato il viaggio del Santo in Oriente, durante la Crociata, sottolineando il suo atteggiamento di apertura e fiducia: “Non portò con sé difese, ma visse solo dello scudo della fede. Francesco oltrepassò le linee nemiche e per alcuni giorni annunciò la Parola di Dio. Tornato in patria, nella prima Regola indicò ai frati come vivere tra i saraceni, delineando uno stile fondato sull’incontro e sul rispetto dell’altro”.
Il confronto si è poi spostato sull’intelligenza artificiale, tema affrontato da don Alessandro Picchiarelli, parroco e priore del Capitolo della cattedrale di San Rufino. La prima parola che gli viene in mente pensando all’IA, ha spiegato, è “fascino: siamo continuamente alla ricerca di qualcosa e oggi questa ricerca non ci permette la lentezza, non ci permette di aspettare troppo. Abbiamo bisogno di risposte immediate. Sembra quasi che ciò che domandiamo debba essere già stato predisposto. L’intelligenza artificiale ci aiuta a ottenere le risposte che cerchiamo”, ha osservato.
Agli studenti è stato chiesto di esprimere con alcune parole la propria percezione dell’intelligenza artificiale. Tra quelle emerse: “Utile, pratica, aiuto, veloce, ricerca”.
“La potenza dell’IA sta in tutte le parole che abbiamo detto – ha concluso don Picchiarelli – ma soprattutto nel fatto che ci fa sentire apprezzati, compresi e capiti”.






