ASSISI – “Per l’Italia avere come Patrono Francesco ha il suo significato e la spinge a porsi certe domande: perché se il patrono è un soprammobile allora va bene, ma se è un punto di confronto e il suo è un magistero con il quale confrontarsi allora questa è una delle prime domande che dobbiamo porci come nazione, come civiltà, fermo restando che ognuno di noi deve ‘spogliarsi’ di tante cose, di tutti quei sentimenti che non sono i sentimenti di Cristo”.
Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, arcivescovo monsignor Felice Accrocca, domenica 27 settembre nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione durante la sua riflessione avvenuta nel corso della recita dei Vespri per la novena della solennità di San Francesco
Dopo la lettura della “leggenda dei tre compagni” che il vescovo ha definito il racconto più dettagliato dello scontro tra Pietro [Di Bernardone] e Francesco, monsignor Accrocca ha spiegato che Francesco in quel momento si trova ad un bivio tra la legge degli uomini e la legge di Dio. Francesco ormai – ha detto il vescovo – “non è più un uomo, un civile, un abitante della città, ma è un penitente cioè colui che ha fatto una scelta di conversione e si è messo a servizio di Dio. Nella sua conversione c’è un doppio passaggio: in un primo momento c’è l’uscita dal secolo, il porsi a servizio di Dio - ma non ha ancora chiare le modalità precise della sua scelta -. Due anni dopo quando qualcuno si affiancherà a lui in una chiesa della città, Francesco capisce che il Signore gli rivela la vita secondo la forma del Vangelo”.
Il vescovo si è poi soffermato sul gesto della “spogliazione” di Francesco e ha spiegato che “quel gesto lo compie in questo luogo e che non era la prima volta che si recava al palazzo del Vescovo”. È logico pensare che in un percorso di discernimento “Francesco abbia sentito il bisogno di confrontarsi con qualcuno, con una guida più esperta, di capire sotto la guida di qualcuno se quello che cominciava a sentire nel cuore era veramente la voce di Dio e: questa guida è Guido. Il vescovo Guido è stato la sua guida”.
Infine la riflessione sul potere dei segni e su cosa la nostra società dovrebbe buttare, di cosa la società dovrebbe spogliarsi.






