VENERDÌ SANTO, NELLA CATTEDRALE DI SAN RUFINO CELEBRATA LA PASSIONE DEL SIGNORE

ASSISI – “L’innocente per eccellenza, Colui che non può che essere innocente perché è il figlio di Dio è diventato peccato perché Dio in lui ci potesse perdonare”. Lo ha detto il vescovo delle diocesi di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino e di Foligno, monsignor Domenico Sorrentino, venerdì Santo 29 marzo, durante la celebrazione della Passione del Signore con la liturgia della Parola, l’adorazione della croce e la comunione all’assemblea che si è tenuta nel pomeriggio nella cattedrale di San Rufino.
Il vescovo ha poi aggiunto che “una pagina del diario di una grande mistica, santa della chiesa sorella di Foligno, che ormai ci deve essere tanto cara, Santa Angela da Foligno, racconta che in un momento in cui processionalmente si camminava con Gesù morto, lei ha avuto un’esperienza eccezionale. Mentre tutti erano commossi fino alle lacrime dal dolore di Gesù, lei viene inondata da una grande felicità, che chiama ‘allegrezza’, al punto da cadere a terra per questa felicità che sembrava non sopportabile, gli altri le corrono incontro e lei sente dentro di sé questa felicità che quasi la opprime. Una gioia intensa perché Gesù le fa sperimentare che quanto egli ha sofferto è per la sua gioia, è per la nostra gioia. Facciamo presto – ha proseguito il vescovo – ad avere una lacrimuccia davanti a Gesù morto e poi la nostra vita non riesce ad essere una vita felice nonostante Gesù sia morto per questo, perché non basta commuoversi. È tanto bello e importante commuoversi di fronte alla sua umanità così provata, però dobbiamo arrivare nel fondo del cuore di Cristo, lì dove i nostri peccati vengono perdonati e noi siamo chiamati a diventare lui ed essere trasformati in lui. È questo il miracolo che si compie sulla croce. Gesù sulla croce ha preparato un nuovo grembo per noi perché egli vuole che noi rinasciamo come Gesù. La nostra vita è Gesù. Non sono io che vivo, ma è Gesù che vive in me. A quel punto tutto è compiuto, il lavoro è fatto, il grembo è pronto e noi possiamo rinascere, a condizione che prendiamo Maria con noi, come dice il Vangelo, come fece Giovanni, a condizione che ci mettiamo in quel grembo per essere trasformati. Lui è nato da quel grembo, ora noi dobbiamo nascere da quel grembo. Questo è stato il nostro battesimo e questo è tutto il cammino della vita cristiana”.
Infine monsignor Sorrentino ha fatto riferimento alla preghiera diocesana: di consacrazione, affidamento a Maria e invocazione a San Giuseppe dicendo “ecco perché ci siamo dati una preghiera che è anche il nostro cammino di conversione. Una preghiera che facciamo fatica a dire, ma che adesso abbiamo rilanciato anche per le nostre case. È una preghiera tutta biblica in cui ogni parola esprime quello che abbiamo appreso: alla croce di Cristo volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto. E c’è un punto di questa preghiera in cui ci rivolgiamo a Maria proprio per dirle che noi vogliamo fare quello che ha fatto Giovanni: ci vogliamo mettere nel suo grembo ed essere rigenerati dallo Spirito che l’ha invasa sin dalla sua concezione immacolata, lo Spirito che l’ha invasa quando ha detto il suo si nell’annunciazione e quando lei ha generato nella carne umana Gesù”.